Sociale

Il welfare italiano garantisce diritti e prestazioni per i propri cittadini che hanno perso temporaneamente il lavoro o non possono lavorare per motivi di salute o di età e non possono garantire un adeguato reddito per il sostentamento proprio e della propria famiglia.

Gli ultimi anni di crisi hanno fatto moltiplicare le richieste di informazioni e prestazioni ed Epaca è sempre in grado di fornire le risposte ai quesiti di tutti i cittadini.

La Costituzione Italiana tutela il cittadino inabile al lavoro per il quale è difficile poter trovare i mezzi necessari per vivere e lo fa garantendogli il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

L’invalidità è quella condizione che impedisce di poter svolgere una vita regolare (lavorativa e sociale) a causa di una menomazione o di un deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista e dell’udito. Si evidenziano così tre principali categorie, invalidi civili, ciechi civili e sordi, che fanno capo a disposizioni comuni, pur avendo all’interno di ogni categoria delle differenziazioni legate a precise disposizioni legislative.

L’esatta definizione di invalido civile va ricercata nella Legge 118/1971 ed è la seguente :”…si considerano mutilati e invalidi civili i cittadini affetti da minorazione congenita e/o acquisita (comprendenti) gli esiti permanenti delle infermità fisiche e/o psichiche e sensoriali che comportano un danno funzionale permanente, anche a carattere progressivo, compresi gli irregolari psichici per oligofrenie di carattere organico e dismetabolico, insufficienze mentali derivanti da difetti sensoriali e funzionali che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferire ad un terzo, o se minori di 18 anni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età”.

L’invalidità è civile quando non deriva da cause di servizio, di guerra o di lavoro.

Sono considerati mutilati e invalidi anche gli ultrasessantacinquenni che abbiano serie difficoltà a portare a termine i compiti e le funzioni tipiche della propria età; per questi è prevista assistenza socio-sanitaria e la concessione dell’indennità di accompagnamento.

E’ di fondamentale importanza sottolineare che l’invalidità civile è autonoma da qualunque forma di versamento contributivo. Tutte le prestazioni ad essa legate hanno carattere meramente assistenziale. L’ente che si occupa dell’erogazione delle prestazioni è l’INPS.

L’ assegno mensile di assistenza (pensione di Invalidità Civile)

Le condizioni per ottenerlo sono:

  • Età compresa tra i 18 e i 65 anni, 65 e tre mesi dal 1 gennaio 2013, per adeguamento speranza di vita (per la Provincia Autonoma di Bolzano questa prestazione è concessa anche ai minori in alternativa all’indennità di frequenza),
  • Essere cittadino italiano o UE residente in Italia, o essere cittadino extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • Avere il riconoscimento di un’invalidità dal 74% al 99%;
  • Non superare determinati limiti di reddito (stabiliti annualmente). Essere in uno stato di bisogno economico.
  • Non svolgere attività lavorativa (condizione non richiesta nella Provincia Autonoma di Bolzano)

L’assegno di invalidità civile consta di 13 mensilità e il suo importo può variare annualmente.

L’assegno è incompatibile con l’erogazione di altre pensioni di invalidità, ma è data facoltà all’invalido di scegliere il trattamento a lui più favorevole. E’ inoltre incompatibile con pensioni di invalidità di guerra, lavoro e servizio. Al raggiungimento del 65° anno di età la pensione viene trasformata in assegno sociale.

L’assegno mensile viene concesso dopo accertamento medico presso la competente commissione sanitaria.

E’ fatto obbligo all’invalido di comunicare all’INPS eventuali cambiamenti della sua condizione.

Indennità mensile di frequenza

E’ un’indennità a favore di invalidi minorenni, è erogata per l’effettiva durata di un ciclo riabilitativo o di trattamento medico, o per la frequenza a corsi scolastici o di formazione (con sentenza 20-22 novembre 2002, n. 467 la Corte Costituzionale ha stabilito che devono essere inclusi anche gli anni relativi all’asilo nido). La prestazione ha una durata massima di 12 mesi e il suo importo è stabilito annualmente. L’indennità è incompatibile con qualsiasi forma di ricovero, e a tale proposito va presentata una dichiarazione di responsabilità che attesti l’assenza di ricovero in istituto o casa di cura. La corresponsione del beneficio è in qualsiasi momento sottoposta ad accertamenti , che se non soddisfatti porterebbero alla revoca dello stesso.

Questi sono i requisiti per l’ottenimento dell’indennità:

  • Età inferiore ai 18 anni,
  • Essere riconosciuti “minore con difficoltà persistenti nello svolgere le funzioni proprie dell’età”,
  • Essere un minore con perdita uditiva nell’orecchio migliore superiore a 60 decibel,
  • Frequenza continua o periodica di centri riabilitativi
  • Frequenza di scuole pubbliche o private, di centri di formazione professionale,
  • Non superare il limite di reddito (del minore) stabilito ogni anno dalla legge,
  • Essere cittadino italiano o UE residente in Italia, o essere cittadino extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

Pensione di inabilità

La pensione di inabilità è erogata a favore di quegli invalidi civili che sono stati riconosciuti totalmente e permanentemente inabili al lavoro ( invalidità del 100%) e che si trovino in uno stato di bisogno economico.

Le condizioni per ottenerla sono:

  • Età compresa tra i 18 e i 65 anni (dal 1 gennaio 2013 65 anni e 3 mesi)
  • Invalidità pari al 100% (invalidità totale e permanente)
  • Stato di bisogno economico
  • Essere cittadino italiano o UE residente in Italia o essere cittadino extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

La pensione consta di 13 mensilità e l’importo può variare annualmente.

Al compimento dei 65 anni e tre mesi, la pensione si trasforma automaticamente in assegno sociale.

L’indennità di accompagnamento

Questa prestazione spetta agli invalidi civili ed è concessa  se a causa della minorazione fisica o psichica, il soggetto si trovi nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto fisso e costante di un accompagnatore o abbia bisogno di assistenza continua, non essendo in grado di svolgere le normali azioni quotidiane.

Caratteristiche della prestazione sono:

  • Non essere subordinata a limiti di reddito,
  • Essere legata semplicemente alla minorazione o invalidità,
  • Essere indipendente dall’età della persona,
  • Non essere reversibile,
  • Essere compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa,
  • Non essere cumulabile con altre indennità simili erogate per causa di servizio, di lavoro o di guerra,
  • Non essere concessa a quegli invalidi ricoverati in strutture sanitarie a carico dello Stato o di un altro ente pubblico per un periodo superiore ai 30 giorni.

Come tutte le provvidenze economiche legate all’invalidità civile, vengono concesse a seguito di verifiche medico-sanitarie effettuate da debite commissioni mediche. L’iter medico prevede una prima certificazione introduttiva redatta dal proprio medico curante, un successivo invio all’INPS della certificazione, corredata da altre informazioni necessarie ed in ultimo la verifica finale sempre da parte dell’INPS. Data la delicatezza dell’operazione è qui che può efficacemente intervenire l’aiuto del Patronato.

NOTA: a partire dal 25 giugno 2014 i minori titolari di indennità di accompagnamento, al raggiungimento della maggiore età, diventano automaticamente titolari di pensione di inabilità, riservata ai maggiorenni totalmente inabili. Non è necessario presentare domanda amministrativa o sottoporsi a nuovi accertamenti medici.

Si tratta di una prestazione assistenziale, più precisamente è una provvidenza economica pensata per aiutare le persone anziane con un reddito basso e prescinde da qualunque requisito sanitario, contributivo ed assicurativo. Dal 1995 sostituisce la vecchia pensione sociale. Non va confuso con l’assegno mensile, che è invece concesso agli invalidi civili di età compresa tra i 18 e 65 anni e tre mesi, perché l’assegno sociale è concesso alle persone maggiori di 65 anni e tre mesi (infatti per l’invalido c’è l’automatico passaggio all’assegno sociale al compimento dell’età pensionabile).

E’ un’indennità riconosciuta ai lavoratori impiegati in agricoltura e iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli. La disoccupazione agricola è pagata direttamente dall’INPS a quei lavoratori impegnati nel settore agricolo contro la loro volontà.

Hanno diritto a questo indennizzo:

  • Operai a tempo indeterminato,
  • Operai a tempo determinato,
  • Piccoli coloni,
  • Compartecipanti familiari,
  • Piccoli coltivatori diretti che hanno integrato fino a 51 le giornate di iscrizione negli elenchi nominativi agricoli, attraverso versamenti volontari,
  • Operai agricoli a tempo indeterminato che lavorano solo per un certo periodo dell’anno.

Non beneficiano di questo indennizzo:

  • Lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale,
  • Lavoratori che hanno presentato la domanda di disoccupazione agricola dopo la scadenza,
  • Lavoratori iscritti in una delle Gestioni autonome o nella Gestione Separata per l’intero anno, o anche per parte dell’anno, ma il numero delle giornate lavorative rientranti nel periodo di iscrizione è superiore a quelle di attività lavorativa da lavoro dipendente,
  • Lavoratori che abbiano già la titolarità di una pensione diretta in data 1 gennaio dell’anno di competenza della prestazione. Nel caso di pensionamento in corso d’anno, il numero delle giornate indennizzate per disoccupazione agricola viene riproporzionato rispetto al numero di mesi antecedenti la decorrenza della pensione,
  • Lavoratori che si dimettono volontariamente. Fanno eccezione le lavoratrici madri (ma anche i lavoratori padri) che si dimettono durante il periodo di puerperio e i lavoratori che si dimettono per giusta causa.

I requisiti per ottenerla sono:

  • Iscrizione agli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli dipendenti a tempo determinato per l’anno cui si riferisce la domanda o possesso di un rapporto di lavoro agricolo a tempo indeterminato per parte dell’anno di competenza della prestazione,
  • Iscrizione da almeno 2 anni nell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria,
  • Versament6o di almeno 102 contributi giornalieri nel biennio costituito dall’anno cui si riferisce l’indennità e dall’anno precedente. Ai fini di calcolo contributi, vengono contati anche i contributi figurativi versati nel biennio precedente dall’INPS al lavoratore, come ad esempio il periodo di maternità obbligatoria o il congedo parentale o anche con un cumulo di contribuzione relativa ad attività dipendente non agricola a patto che l’attività agricola sia prevalente.

La misura dell’indennità è del 40% del pagamento di un determinato numero di giornate di lavoro calcolato sulla base di quelle in cui si è svolta l’attività lavorativa.

L’indennità di disoccupazione agricola di competenza è:

  • Per un numero di giornate pari a quelle lavorate entro il limite massimo di 365 giornate annue. Da tale calcolo vanno tolte tutte le giornate lavorate come dipendente agricolo e non agricolo, di lavoro in proprio, quelle indennizzate con la malattia, maternità, infortunio e quelle non indennizzate come l’avvenuto espatrio definitivo.
  • 40% della retribuzione di riferimento. Da tale importo deve essere detratta la trattenuta del 9% per ogni giornata di indennità di disoccupazione erogata a titolo di contributo di solidarietà per un massimo di 150 giorni.
  • 30% della retribuzione effettiva per gli operai agricoli a tempo indeterminato, ma senza trattenuta del 9%

Il lavoratore che possieda tali requisiti potrà presentare domanda per l’ottenimento dell’indennità.

In linea generale la domanda deve essere presentata entro il mese di marzo (31 marzo) dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la disoccupazione del lavoratore, pena la decadenza del diritto. In caso di decesso saranno gli eredi a presentare la domanda sempre entro i termini previsti. L’INPS accrediterà automaticamente l’indennità, utilizzando la modalità di pagamento indicata dal lavoratore già in sede di domanda.

Infine va ricordato che il pagamento di questa indennità determina automaticamente l’accredito di contribuzione figurativa, calcolata detraendo dal parametro 270 (anno intero ai fini pensionistici) le giornate lavorate e quelle già indennizzate ad altro titolo. Le giornate accreditate sono utili ai fini del diritto e della misura delle pensioni di vecchiaia, invalidità e ai superstiti.

NASPI: Nuova prestazione di assicurazione per l’impiego.

Con decreto legislativo n. 22 del 4 Marzo 2015, è stata istituita una nuova indennità denominata NASPI che a far data dal 1° Maggio 2015 sostituisce l’indennità di disoccupazione ASPI e mini-ASPI.

 

I destinatari della nuova normativa sono i lavoratori con un rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

 

Sono esclusi invece, i dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni, gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato, i lavoratori extracomunitari con permesso stagionale.

 

I requisiti necessari per avere diritto alla NASPI sono i seguenti:

  • Stato di disoccupazione involontario.

L’indennità è riconosciuta ai lavoratori che, a partire dal 1° Maggio 2015, abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

Sono esclusi pertanto i lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato per dimissioni ovvero per risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

  • Almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione ei 4 anni che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

La precedente contribuzione, versata o dovuta nell’assicurazione contro la DS, nonché nell’ASPI è valida ai fini della NASPI.

Ai fini del perfezionamento dei requisiti richiesti, si considerano utili:

  1. I contributi previdenziali, comprensivi di quota DS, ASPI e NASPI versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
  2. I contributi figurativi accreditati per periodi di maternità obbligatoria (se all’inizio dell’astensione risulta già versata contribuzione);
  3. Congedo parentale purché regolarmente indennizzato e intervenuto in costanza di rapporto di lavoro;
  4. I periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione;
  5. L’astensione dal lavoro per periodi di malattia dei figli fino agli 8 anni di età nel limite di 5 giorni lavorativi nell’anno solare.

 

Si evidenzia che in presenza di periodi di lavoro nel settore agricolo e di periodi di lavoro in settori non agricoli si applica il criterio della prevalenza e i parametri di equivalenza.

  • Almeno trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.
  • NON E’ PIU’ RICHIESTA ANZIANITA’ ASSICURATIVA.

 

 

Ai fini della determinazione del periodo di 12 mesi per la verifica del requisito delle 30 giornate devono essere neutralizzati i periodi di:

  1. Malattia e infortunio in assenza di integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro;
  2. Cassa integrazione ordinaria e straordinaria con sospensione dell’attività a zero ore;
  3. Assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità.

 

PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA E DECORRENZA DELLA PRESTAZIONE

 

La domanda va presentata, esclusivamente in via telematica, entro il termine di 68 giorni dalla data di cessazione dal lavoro.

La prestazione decorre dall’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno.

Se presentata successivamente all’ottavo giorno la prestazione decorre dal primo giorno successivo alla presentazione della domanda.

 

BASE DI CALCOLO E MISURA

Per determinare la retribuzione media mensile bisogna individuare la

retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, dividerla per il numero delle settimane di contribuzione e moltiplicare il risultato per 4,33.

L’indennità mensile è pari al:

  • 75% della retribuzione media mensile nei casi in cui tale retribuzione sia pari o inferiore ad un importo stabilito (dal 1° Maggio 2015: € 1.195)
  • 75% dell’importo stabilito incrementato di una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione media mensile e il predetto importo, nei casi in cui la retribuzione mensile sia superiore all’importo stabilito.

L’indennità non può superare un importo massimo mensile stabilito dalla legge, che dal 1° maggio e per il 2015 è pari a € 1.300.

All’indennità mensile si applica una riduzione del 3% ogni mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

 

DURATA DELLA PRESTAZIONE

 

La NASPI viene corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni.

Ai fini del calcolo della durata non sono computabili i periodi contributivi che hanno già dato luogo all’erogazione delle prestazioni di disoccupazione.

Cassa integrazione guadagni ordinaria industria ed edilizia

La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) è uno dei principali ammortizzatori sociali a sostegno delle imprese in difficoltà e a tutela del lavoratore. Il campo di applicazione della CIG è limitato al settore industriale, in tutte le sue sfaccettature, e ne è escluso il terziario.

La prestazione è erogata dall’INPS e il suo scopo è quello diversare una somma di denaro a quei lavoratori la cui retribuzione è stata drasticamente diminuita a causa di una riduzione (o una prolungata sospensione) dell’attività lavorativa dovuta a molteplici cause. Infatti la CIG viene concessa quando si verifichi una sospensione o contrazione dell’attività produttiva causata da una temporanea difficoltà di mercato dell’azienda (calo della domanda), intemperie stagionali o altri accadimenti temporanei non imputabili al datore di lavoro o ai lavoratori. E’ importante sottolineare la temporaneità, perché a sua volta implica una previsione certa della ripresa dell’attività lavorativa. Obiettivo della CIG è anche quello di permettere alle società in crisi di mantenere presso le aziende i lavoratori specializzati, scongiurando la perdita di posti di lavoro e la chiusura di industrie di settore altamente specializzate.

La CIG spetta ad operai, impiegati a quadri, ai titolari di un contratto di inserimento, di un contratto di solidarietà, ai soci di cooperative di produzione e lavoro, ai lavoratori part-time. In virtù della c.d. Riforma Biagi possono usufruire della integrazione salariale i lavoratori intermittenti, i lavoratori con contratto di lavoro tripartito, i lavoratori con contratto di inserimento. Sono invece esclusi da questo provvedimento i dirigenti, gli apprendisti, i lavoratori a domicilio, le madri durante il periodo di astensione dal lavoro. Sono altresì esclusi quei lavoratori in cassa integrazione che prestano altra attività retributiva senza averne dato comunicazione all’INPS.

I settori delle aziende beneficiarie sono (fonte INPS):

Cassa Integrazione Guadagni Industria:

  • Aziende industriali: manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione impianti, produzione e distribuzione di energia, acqua e gas.
  • Cooperative di produzione e lavoro.
  • Industrie boschive, forestali e del tabacco.
  • Cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che effettuano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri (solo per i dipendenti con contratto di lavoro indeterminato)
  • Imprese addette alla distribuzione e al noleggio di film e allo sviluppo e stampa di pellicola cinematografica.
  • Aziende addette alla frangitura delle olive per conto terzi.
  • Imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato.
  • Imprese addette ad impianti elettrici e telefonici.
  • Imprese addette all’armamento ferroviario.

Cassa Integrazione Guadagni Edilizia:

  • Aziende edili ed affini.
  • Aziende industriali dl settore lapideo esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo.

L’integrazione ordinaria corrisponde all’80% della retribuzione che il lavoratore avrebbe ottenuto per le ore di lavoro che non ha potuto svolgere e comunque non oltre le 40 settimanali. Ogni anno è stabilito per legge il limite massimo dell’assegno mensile.

L’indennità viene corrisposta per un ben preciso limite temporale (numero massimo di settimane):

  • 3 mesi consecutivi (13 settimane) , più eventuali proroghe, fino ad un massimo di 12 mesi (in determinate aree territoriali il limite è alzato fino a 24 mesi).
  • 12 mesi in due anni se applicato in modo non continuativo.

La domanda va inoltrata all’INPS per via telematica dalle aziende o dai consulenti del lavoro.

I contributi figurativi derivanti dalla CIG sono equiparati ai contributi obbligatori e conseguentemente sono utilizzabili per il diritto ed il calcolo di ogni tipo di prestazione previdenziale.

Cassa integrazione guadagni straordinaria

La Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) è una indennità INPS versata per sostenere il reddito di quei lavoratori la cui attività professionale sia stata ridotta o sospesa da parte del datore di lavoro. A differenza della CIG ordinaria, che è legata a situazioni di mercato temporanee, la CIGS è concessa in caso di presupposti eccezionali ( crisi dell’azienda, problemi di mercato, fallimenti, liquidazione coatta, privatizzazioni, ecc.) che determinano una impossibilità di ripresa dell’azienda e conseguentemente un’eccedenza di personale.

La CIGS è finanziata e approvata dal Ministero del Lavoro e questi sono i requisiti per ottenerla:

  • Rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze di un’azienda per cui è prevista la CIGS
  • Almeno 90 giorni di anzianità presso l’azienda che ha richiesto la CIGS

Per il datore di lavoro:

  • Aver impiegato più di 15 dipendenti nei 6 mesi che precedono la presentazione della domanda.

Le aziende coinvolte sono:

  • Settore dell’industria,
  • Settore dell’edilizia,
  • Attività artigiane,
  • Imprese commerciali con più di 50 dipendenti,
  • Imprese di viaggio con più di 15 dipendenti,
  • Imprese di trasporto aereo (a prescindere dal numero dei dipendenti)
  • Imprese del sistema aeroportuale (a prescindere dal numero dei dipendenti)
  • Imprese cooperative e loro consorzi, che trasformano, manipolano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici,
  • Aziende appaltatrici di mense o ristorazione (se le imprese committenti sono coinvolte nella CIGS),
  • Aziende appaltatrici di servizi di pulizia  (se le imprese committenti sono coinvolte nella CIGS)
  • Imprese editrici di giornali, quotidiani, periodici e agenzie di stampa nazionali (a prescindere dal numero dei dipendenti),
  • Imprese di vigilanza.

La CIGS non può durare più di 36 mesi nell’arco di un quinquennio predefinito.

L’integrazione dello stipendio ammonta all’80% della retribuzione globale percepita dal lavoratore. L’importo della prestazione non può superare un limite massimo mensile stabilito per legge.

*All’interno della normativa della CIGS rientrano anche i contratti di solidarietà per evitare licenziamenti o favorire nuove assunzioni. La loro principale caratteristica è una riduzione dell’orario di lavoro, cui consegue una riduzione dell’integrazione salariale, che generalmente è del 60%.

La Cassa Integrazione Guadagni in deroga è destinata a tutelare i lavoratori di quelle aziende che non possono beneficiare, per mancanza di requisiti, delle altre forme di Cassa integrazione. Si tratta di aziende in attività da più di 12 mesi, che devono operare in determinati settori specifici o in precise aree geografiche, selezionate da appositi accordi governativi. La legge che regolamenta questa prestazione è la Legge n° 92 de 28 giugno-2012 e grazie ad essa per gli anni 2013-2016 sarà possibile concederla “per la gestione delle situazioni derivanti dal perdurare dello stato di debolezza dei livelli produttivi del paese”.

Il trattamento è riservato ai lavoratori dipendenti da almeno 90 giorni al momento della domanda, l’ammontare della CIG in deroga è pari all’80% della retribuzione. Il tetto massimo è stabilito per legge annualmente.

Domanda deve essere inoltrata alla Regione di competenza ( in alcune Regioni alla Direzione regionale del Lavoro) entro 20 giorni dalla sospensione dell’attività e deve essere corredata di accordo sindacale ed elenco dei lavoratori interessati.

E’ importante sottolineare come non si tratti di un mero aiuto assistenziale, perché nel caso di proroghe successive alla seconda, la CIG sarà accordata solo se saranno stati organizzati specifici programmi di reimpiego che mirino alla riqualifica professionale.

 

Mobilità : la procedura di mobilità si mette in moto quando le imprese che si sono avvalse della CIGS per un determinato periodo non riescono comunque a reintegrare tutto il personale. I lavoratori eccedenti vengono licenziati e collocati nelle liste di mobilità. Le aziende sono così spronate, grazie anche ad agevolazioni contributive ad assumere questi lavoratori, i quali hanno diritto ad una indennità.

Queste sono le caratteristiche per potervi accedere:

  • Essere operai, impiegati o quadri,
  • Essere titolari di un rapporto a tempo indeterminato
  • Aver maturato una anzianità aziendale di almeno 12 mesi nell’ultimo rapporto di lavoro con l’azienda che lo ha messo in mobilità e aver svolto almeno 6 mesi di lavoro effettivo
  • Aver lavorato per un’impresa che abbia dato lavoro nell’ultimo semestre ad almeno 15 dipendenti.

 

La prestazione è erogata dall’INPS e la domanda va presentata telematicamente entro 68 giorni dalla data di licenziamento (pena la decadenza della mobilità). Anche in questo caso il Patronato può occuparsi della pratica.

La durata della mobilità dipende dall’età del lavoratore e dal luogo dove si trova il posto di lavoro e varia dai 12 mesi per i lavoratori inferiori a 40 anni impiegati in aziende del Nord o del Centro fino ai 48 mesi per i lavoratori con età superiore ai 50 anni delle aziende del Mezzogiorno.

L’importo della mobilità varia durante il periodo di percezione ed è pari al:

  • 100% del trattamento della CIGS percepito o che sarebbe spettato prima del licenziamento per i primi 12 mesi,
  • 80% dell’importo per i periodi successivi.

Con le modifiche apportate dalla Legge 92/2012,per  i lavoratori licenziati dopo il 31 dicembre 2016 non sarà più prevista la mobilità, ma potranno usufruire come ammortizzatore sociale solo dell’indennità di disoccupazione ASPI o mini-ASPI.

Dall’1 gennaio 2013 queste sono le categorie di lavoratori che possono richiedere la mobilità:

  • Lavoratori di imprese commerciali che abbiano impiegato mediamente più di 200 impiegati nell’ultimo semestre,
  • Lavoratori di cooperative che rientrino nell’ambito della mobilità, che abbiano impiegato mediamente più di 15 dipendenti nell’ultimo semestre.
  • Lavoratori impiegati in imprese artigiane dell’indotto, nel solo caso in cui anche l’azienda committente abbia fatto ricorso alla mobilità,
  • Lavoratori impiegati in aziende a regime transitorio :
    • Aziende commerciali che hanno impiegato tra 50 e 200 dipendenti nell’ultimo semestre,
    • Attività commerciali con più di 200 dipendenti,
    • Agenzie di viaggio e turismo con più di 50 dipendenti,
    • Imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti,
    • Imprese del trasporto aereo e del sistema aeroportuale, a prescindere dal numero dei dipendenti.

Nel periodo di passaggio tra il vecchio e il nuovo sistema di prestazioni a sostegno del reddito, è stato introdotto un sistema transitorio che prevede una graduale diminuzione della durata della mobilità.

 

Assegni familiari : L’istituto degli assegni familiari è una prestazione INPS riservata ad alcune categorie di lavoratori autonomi e i pensionati da lavoro autonomo, più precisamente:

  • Coltivatori diretti, piccoli coltivatori diretti e mezzadri in attività,
  • Pensionati delle Gestioni Speciali per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri).

La prestazione è un aiuto per quelle famiglie il cui nucleo familiare presenti un reddito complessivo al di sotto dei limiti stabiliti ogni anno dalla Legge (aggiornamento fatto in base al tasso d’inflazione).

E’ corrisposto un assegno per ogni familiare vivente a carico, ma c’è da fare una distinzione:

  • Coltivatori diretti, piccoli coltivatori diretti e mezzadri solo per i figli legittimi ed equiparati: di età inferiore a 18 anni, apprendisti o studenti di scuola media inferiore (fino a 21 anni), universitari (fino a 26 anni e comunque per la durata legale del corso di laurea), inabili al lavoro (senza limiti di età). Ulteriore differenziazione per i piccoli coltivatori diretti il diritto è esteso anche agli ascendenti (genitori, nonni, ecc.)
  • Pensionati delle Gestioni Speciali: prestazione estesa anche al coniuge (anche separato, purché a carico).

La domanda va presentata all’INPS solo telematicamente ed il Patronato può occuparsi della pratica.

Importi :

 

Assegno al nucleo familiare  : l’assegno al nucleo familiare ( ANF) rappresenta un sostegno per le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro subordinato, i cui nuclei familiari siano numerosi e presentino un reddito annuo inferiore a quelli stabiliti annualmente per Legge. I lavoratori interessati sono più precisamente: lavoratori dipendenti, lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione Separata, ai pensionati da lavoro dipendente, i percettori di indennità di disoccupazione, mobilità o cassa integrazione, i collaboratori domestici.

Per stabilire la composizione del nucleo familiare si considerano:

  • Il lavoratore/pensionato stesso,
  • Il coniuge (non legalmente separato).
  • I figli legittimi, legittimati ed equiparati di età inferiore ai 18 anni o inabili senza limiti di età (purché non coniugati)
  • I figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, a patto che facciano parte di un nucleo familiare ‘numeroso’ (famiglie con almeno 4 figli, tutti di età inferiore ai 26 anni)
  • I fratelli, le sorelle e i nipoti minori o maggiorenni inabili, a patto he siano orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati).

La domanda va presentata al datore di lavoro se si tratta di lavoro dipendente e per i cassaintegrati , o all’INPS per le categorie restanti. Di conseguenza anche il pagamento degli assegni dipende dai criteri di presentazione della domanda. Il pagamento degli assegni scatta il giorno della domanda, si possono chiedere gli arretrati in caso di domanda tardiva, ma sempre entro i 5 anni.

L’importo è calcolato incrociando i dati del reddito con la composizione del nucleo familiare.

Per calcolare correttamente il reddito va considerato quello percepito nell’anno solare precedente il 1 luglio di ciascun anno e vanno considerati i redditi di ciascun componete della famiglia. Vanno invece esclusi dal computo:

  • I trattamenti di fine rapporto,
  • Le rendite vitalizie INAIL,
  • Le pensioni di guerra ,
  • Le pensioni tabellari,
  • Le indennità di accompagnamento,
  • Le indennità di trasporto,
  • L’indennizzo per i danni di vaccinazione, trasfusione ed emoderivati,
  • Gli arretrati per cassa integrazione
  • Gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del richiedente e destinati al mantenimento dei figli.

La domanda va fatta telematicamente all’INPS e può essere seguita dal Patronato.

 

Malattia

E’ un’indennità corrisposta ai lavoratori nel caso in cui debbano assentarsi dal lavoro per il sopraggiungere di una malattia che ne comprometta temporaneamente la capacità lavorativa. E’ una prestazione a carico dell’INPS e spetta a :

  • Operai settore industria,
  • Operai ed impiegati settore terziario e servizi,
  • Lavoratori dell’ agricoltura,
  • Apprendisti,
  • Disoccupati e sospesi ( in questo caso la malattia deve iniziare entro 60 giorni o 2 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro,
  • Lavoratori dello spettacolo ,
  • Lavoratori marittimi,
  • Lavoratori della Gestione Separata.

Si ha diritto alla malattia dal primo giorno in cui inizia il rapporto di lavoro, per tutta la sua durata e il diritto continua nei 60 giorni che seguono la cessazione del rapporto lavorativo. Il lavoratore può usufruire di un massimo di 180 giorni di malattia nell’arco di un anno solare.  E’ fatto obbligo al lavoratore di farsi rilasciare un certificato che attesti la patologia dal proprio medico curante, il quale provvederà a trasmetterlo telematicamente all’INPS. Il datore do lavoro a questo punto potrà visualizzare e ricevere cos il certificato. In quest’ultimo saranno indicati i dati anagrafici e quelli relativi al domicilio per la reperibilità durante l’eventuale visita medica di controllo, che verifichi l’effettiva incapacità lavorativa le visite domiciliari di controllo sono regolate per fasce orarie: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. L’assenza, se non giustificata, può comportare l’applicazione di sanzioni e la non indennizzabilità. Nel caso di degenza ospedaliera, non è ancora previsto l’invio telematico delle certificazioni, per cui i certificati di ricovero e dimissione devono essere redatti in modalità cartacea, e dovranno contenere le generalità dell’interessato, la data del rilascio, la firma chiara e leggibile del medico e l’indicazione specifica della diagnosi.

Per i primi 3 giorni di assenza dal lavoro la malattia è a carico del datore di lavoro, dal 4° giorno fino alla scadenza della prognosi invece è a carico dell’INPS.

La misura dell’ indennità di malattia corrisposta dall’INPS è differente per le varie categorie di lavoratori e soprattutto non è mai equivalente all’intera retribuzione, perciò i contratti collettivi di lavoro prevedono che la parte mancante per raggiungere il 100% sia integrata dal datore di lavoro.

Assegno per il nucleo familiare dei comuni

E’ un aiuto rivolto alle famiglie con figli minori e il cui reddito e patrimonio siano limitati. E’ assegnato esclusivamente dai Comuni ed è però pagato dall’INPS. La prestazione si compone di un assegno per 13 mensilità

Il diritto a questo assegno è concesso a: nuclei familiari composti da cittadini italiani e dell’UE residenti, da cittadini di paesi terzi, soggiornanti di lungo periodo, ma anche dai familiari extracomunitari, ma con permesso di soggiorno.

Nello specifico le caratteristiche per accedere a questo servizio sono:

– nuclei familiari composti da almeno 1 genitore e 3 figli minori,

– nuclei familiari con risorse reddituali non superiori a quelle annualmente previste dall’I.S.E.

La domanda va presentata al Comune di residenza entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello per il quale è richiesto l’assegno e deve essere corredato da una dichiarazione che attesti la composizione della famiglia e l’I.S.E. in corso di validità. Il Comune poi comunica l’accettazione della domanda all’INPS, che a sua volta provvederà al pagamento con cadenza semestrale posticipata (entro il 15 luglio e il 15 gennaio). Va ricordato che il Comune ha la facoltà di disporre controlli ed eventuali revoche.

L’importo è rivalutato ogni anno sulla base della variazione dell’indice ISTAT.

 

Immigrazione

Attualmente in Italia l’arrivo di cittadini stranieri è divenuto un fenomeno abituale, che non può essere relegato ad un episodio marginale. Anzi da questi nuovi ingressi si deve cercare di trovare il lato positivo, che guidi verso una proficua integrazione e verso un reciproco arricchimento culturale. Il Patronato Epaca è uno strumento di colloquio privilegiato con le istituzioni ( Ministero dell’Interno, Questura e Prefetture) e può fornire un concreto aiuto nelle procedure tese alla regolarizzazione dei migranti, quali:

  • Rinnovo permessi di soggiorno,
  • Ingresso per studio,
  • Ingresso per lavoro (autonomo o subordinato)
  • Ingresso per ricongiungimento familiare.